ANGELA
Il suo mondo è un universo composto da miniature.
Corpi minuti, anime minute, angolazioni ristrette.
Il suo mondo, spesso parallelo al nostro, è fatto di sguardi teneri e densi come solo i suoi piccoli amici sanno fare.
Lei è Angela.
Professione veterinaria. “Piccoli animali” precisa da subito.
Io che non ho spesso metri di misura per gli umani, fatico a capire questa metrica per altri esseri viventi.
Mi accoglie nell’ambulatorio con un bel sorriso.
C’è confusione sulla scrivania e alle spalle svariate gabbie e ad ognuna appesa una flebo pronta all’uso dei piccoli pazienti.
Pronto soccorso, poco tempo e molta efficienza da dispensare.
Questa ragazza, dai tratti vagamente andalusi, si muove in maniera felpata, quasi come i suoi gatti.
È una donna concentrata Angela. Molto graziosa. Centosessantacinque centimetri di movimenti molto rapidi e precisi. Pragmatica e decisa direi se dovessi regalarle due aggettivi.
Senza far rumore mi racconta della sua passione per la corsa. “Ho solo una maratona nel mio curriculum e svariate idee sportive da aggredire. Non capisco perché tu sia qui da me, abituato a parlare con chi strappa i nastri all’arrivo.”
Cercavo una persona semplice che corre, le dico, perchè le persone semplici non sono mai banali.
Mi sorride perché questa citazione è una sua frase. Ha l’aria di chi sa di essere stata fregata.
Continua però a raccontarsi.
“Amo la fatica e mi piace incastrarla ai miei folli ritmi quotidiani. Ho bisogno di respirare natura per sentirmi appagata. Spingermi dentro la natura e a contatto con ciò che spesso non è umano, boschi e colline, mi rigenera.”
Noto che rimarca il termine “fatica”. Rallenta l’incalzare attorno a questa parola quasi a voler farmela metabolizzare in maniera più evidente.
“Ogni singolo passo della mia vita me lo sono conquistato. Mi sono affidata al senso del dovere e alla tenacia e ogni mini-traguardo me lo sono cucino al petto. Nella vita ho sfruttato le occasioni che mi si sono poste innanzi traendone vantaggio. Ho corso tante mini tappe dalle quali ho attinto sempre qualcosa che mi dava energia. Un po’ come i ristori nelle maratone.”
A guardarla Angela è una persona veramente semplicissima con due occhi vispi e vivi e un caschetto di capelli con molte spigolature a delineare un viso ben levigato.
La sua semplicità mi ricorda il corso di un fiume che, ad un certo momento, scompare nel terreno per poi riaffiorare più impetuoso di prima.
Mi parla dei suoi silenzi.
“La mia vita è piena di rumori. In clinica, durante le emergenze il silenzio non accompagna mai nulla. I miei ritmi quotidiani sono scanditi da migliaia di singoli atti dentro i quali ci sono piccoli universi fatti di suoni.
Il silenzio della corsa riempie i miei riposi. L’ansimare del mio cane e il suo zampettio frequente e frettoloso sono spesso l’unico mio sottofondo musicale.”
La corsa e gli animali.
Gli animali e la corsa.
Le si illumina il viso quando nelle parole sbucano fuori, come da un cilindro, gli animali.
“Spesso ci si dimentica di umanizzare questi piccoli esseri viventi e così molti non riescono a cogliere la similitudine tra lo sguardo di un cane e di un bimbo. Molti non capiscono il tipo di rapporto profondo e “umano” che trasmette un cavallo mentre lo accarezzi dopo aver vissuto, assieme a lui, un particolare passaggio o aver superato con orgoglio una barriera. Si chiama calore e noi umani a volte ci dimentichiamo di come si possa trasmettere.”
Si emoziona Angela. Nelle sue corde c’è Lana, un cane.
“Mi arrivò una sera in clinica. Aveva la milza spappolata. Sono abituata a vivere le emozioni degli umani attraverso gli animali. In ambulatorio percepisco tensioni e smarrimenti, gioie e speranze.
Lana mi restrinse qualche angolo del cuore. Era il mio cane e mi ritrovai nel baratro di essere dottore e possessore dell’animale. Mi morì tra le braccia dopo un intervento chirurgico.”
È semplice Angela. Le persone forti non sanno nascondere le lacrime.
Il fiume ritorna in superficie.
“Ho iniziato a correre due anni fa, Mi sono fatta trascinare dagli amici che mi hanno sradicata dalla sella della mia bici in carbonio. Mi è piaciuta subito l’idea di correre e collezionare ogni giorno un piccolo miglioramento che cresceva in me. La maratona non è stato altro che una collezione di tutti i miei sforzi profusi nell’allenamento cioè il periodo più affascinante di questa avventura.
Correre stimola la mia apertura agli altri e la mia innata voglia di condividere, che permetto a chi voglio bene. Mentre muovo le gambe la velocità mi porta a confidenze profonde. La corsa mi ha riconciliata con alcune persone che avrei perduto e correndo ho spesso ritrovato la spontaneità degli umani”.
Sorrido.
“Umani” è una parola fredda e maledettamente distaccata. Ma detta da lei mi fa sorridere.
“Correre con gli animali accanto mi dà un senso di libertà.
Peonia e Rosa, i miei cani, accompagnano, qualche volta, le mie uscite fatte di ripetute in salite o di lunghi percorsi collinari, tra sentieri e panorami che ogni volta mi spaccano in due il fiato dalla bellezza. Colli Euganei, casa mia.
Loro sono appiccicati ai miei lacci per l’intero tragitto anche se qualche volta si sono fatti fregare dall’istinto, come quella volta che hanno deviato intrufolandosi in un pollaio ed uscendo con un trofeo di piume in bocca.
All’istinto spesso non si comanda.”
Umani e animali.
Animali e umani.
Angela mescola elementi della natura e alla fine emozioni, sguardi, sensazioni, contatti ed intensità non si capisce più da che parte vengano generati. Dagli umani o dalle bestie?
Ci lasciamo l’ambulatorio alle spalle. In sala d’attesa proprietari di alani in attesa di consulto. In una cesta un rettile di altri mondi aspetta di sentirsi dire il motivo per cui mangia poco da qualche giorno.
Chiudendo la porta sento svanire quella sensazione di complicità tra veterinari, proprietari e animali stessi. Rapporti legati dall’amore.
Qui fuori, a meno tre gradi sotto zero, Angela ed io siamo di nuovo due persone che parlano di corsa.
Semplicemente.
Umani, insomma.


